Disc Review
Musica e arrangiamento
Tecnica
Testo
Artwork
Valutazione Finale

Punteggio Complessivo 4

Disc Review #1: N.Ex.U.S.


“I’ll write my own story”

Parliamo di un album pubblicato il 23 marzo 2019 da un quintetto veneto che non è affatto da sottovalutare, e che nel panorama prog-power metal dei prossimi anni potrebbe far parlare di sé molte volte.

Al microfono Tommaso “Tommy” Galeazzo, alle chitarre e ai cori Christian “Jeremy” Checchin, alle tastiere Fausto “Tex” Tessari, alla batteria Fabio Tomba e al basso Daniele Gallan.

N.Ex.U.S., omonimo della band, è un album ricco per essere quello d’esordio, a dimostrazione del grande background dei compositori e della passione che è stata messa in questo progetto.

Si parte con Loading… e …The System, che sono la perfetta introduzione al mondo in cui stiamo per entrare e continuiamo con Empathy, un pezzo che ci mostra subito le qualità della voce di Tommaso Galeazzo; dopo l’intermezzo di A Man Without a Soul, conosciamo tutta l’espressività delle tastiere di Fausto Tessari in Land of Misery, dalle sonorità che ci ricordano i Dream Theater.

A seguire, Reflections, che rimane un po’ anonima, anche a causa di un ritornello che non accelera rispetto al resto delle strofe, errore nel quale non cade la traccia successiva, The Mercenary, un pezzo tutto sommato bilanciato.

Purtroppo, il disco viene spezzato da Another Shore, che forse avrebbe reso meglio come chiusura, avendo un ritmo decisamente più lento e un gusto decisamente diverso dal resto delle canzoni dell’album.

Riprendendosi con John Doe, l’album si riporta sulla linea poco prima abbandonata, disorientando comunque l’ascoltatore, che viene sbalzato tra una moltitudine di suoni ed effetti davvero elaborati: l’effetto allucinante riporta alla mente quello delle luci colorate stroboscopiche che erano soliti usare i Pink Floyd nei loro concerti.

In Final Act: A New Humanity, finalmente la band sfodera tutte le armi che possiede: il ritmo intrigante e la piacevole melodia lo rendono “IL” pezzo dell’album; peccato aver tenuto per la fine questa chicca.

I testi sono sempre abbastanza criptici e risulta difficile al primo approccio comprendere il vero significato che sta dietro alla maggior parte dei pezzi, pur lasciando spazio all’ascoltatore di trarre le sue interpretazioni.

Il packaging del CD, pur peccando di un certo “fai da te”, risulta abbastanza curato e lo stile delle grafiche hanno una coerenza ben concepita. L’album è disponibile anche su Spotify e per alcuni pezzi è stato realizzato un videoclip come, “Atto Finale: Nuova umanità”, la versione tradotta in italiano dell’ultima traccia dell’album. Sinceramente, ho preferito la versione inglese; però, è sicuramente un bell’esperimento portare entrambe le versioni al pubblico.

Personalmente, non vedo l’ora di ascoltare il prossimo progetto che la band porterà in campo, intanto vi invito ad ascoltare quest’ottimo album.

Disc Review

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