Disc Review
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Valutazione Finale

Punteggio Complessivo 3.7

Disc Review #2: Ibridoma – City of Ruins


“Ora che tutto sembra perso, che tutto sia caduto
Troveremo la forza per rialzarci ancora”

Scusate per l’attesa nel farvi avere la nuova recensione, cercherò nelle prossime puntate della rubrica di mantenere una maggiore costanza.

Gli Ibridoma nascono nel 2001, e da allora portano avanti un progetto heavy metal mescolato a tante altre influenze più moderne; nel 2018 pubblicano questo che risulta essere il loro quinto album in studio. Non stiamo quindi parlando di novellini della scena heavy metal, e tutta questa esperienza si sente anche dalla tecnica che permea dalla loro musica. La loro esperienza non si ferma affatto ai confini nazionali, ma come dimostrano i loro tour di concerti live, sono apprezzati in tutta Europa.

Ma entriamo subito nel vivo dell’album, del quale non potete esimervi dall’ascoltare almeno le prime due tracce e la title track, che personalmente ritengo essere i cavalli di battaglia di questo album: se non conoscete la band potrebbe essere un buon modo per iniziare.

Devo avvertirvi che non è un album semplice: ho avuto bisogno di ascoltarlo diverse volte prima di comprenderne la linea melodica, e a un primo approccio potrebbe davvero risultare difficile da assimilare. Non lasciatevi tradire dalla breve durata delle canzoni, perché sono dei distillati di energia.
Vista la peculiarità e la profondità delle composizioni dell’album, vi sconsiglio di utilizzare le piattaforme di streaming (Spotify premium, ecc., dove comunque sono presenti), perché la limitata qualità audio fa perdere una miriade di dettagli, che cambiano di molto l’esperienza di ascolto.

È un album che di certo non è alla portata di chiunque e, se non vi siete mai avvicinati prima a questo mondo musicale, non è la cosa migliore iniziare da questo album: vi sembrererà assolutamente caotico. Gli Ibridoma continuano a seguire una chiara e netta cifra stilistica che li identifica e che li differenzia da tante altre band.

City of Ruins” non è comunque un punto di arrivo: forse sarebbe stata apprezzata una maggior coerenza di tutto l’album, e la ballad in chiusura ne è un esempio; mancano ritornelli particolarmente memorabili, che rimangano in mente dopo l’ascolto.
Per il futuro degli Ibridoma, ci aspettiamo ancora grandissimi risultati!

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