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Musica in Zona rosso sangue


“Cronaca di una morte annunciata”

E mentre siamo sempre più poveri e in balia di gente prestata alla politica, che s’inventa soluzioni che soluzioni non sono, la nostra voglia di alzare la testa è sopita da troppi anni di torpore. Questa gente, che noi paghiamo profumatamente per meriti che non ha, non sta solo uccidendo l’economia del nostro Paese, mettendoci in balia di un’Europa che non c’è mai stata, ma ci sta anche togliendo la nostra identità, fra le altre cose attraverso la negazione del fare cultura.

Sto pensando al mondo dello spettacolo e della musica, così poco preso in considerazione e così tanto penalizzato da questa gente. Non è solo una questione economica, anche se di ristori questo settore ne ha visti ben pochi, ma la placida negazione dell’importanza di fare cultura e arte: in definitiva ciò che ci contraddistingue veramente nel mondo animale.

Pensateci bene, mai come ora appare evidente come questa gente non abbia mai fatto veramente nulla di disinteressato per il proprio Paese; pensate ai miseri ristori erogati e pretesi da lì a poco indietro, con gli interessi, sotto forma di tasse, oppure, alla volontà di lasciare le attività aperte, con restrizioni da paura, per legittimare la successiva richiesta di versamento delle imposte. Già, le tasse, risorse che invece di essere utilizzate per il potenziamento dei servizi pubblici, come quello sanitario, sono spese e sprecate per il mantenimento dei loro privilegi.

Gente che ci ha parassitato e ci governa, e continua a vivere completamente “scollata” dai problemi reali della società, gongolandosi nella sicurezza dei loro stipendi.
Come si può pensare di risolvere i problemi “ristorando”, peraltro in maniera poco soddisfacente, solo alcune categorie di lavoratori, quando in una società come la nostra tutte le attività sono ormai interconesse?

Se la situazione è così drammatica, e la salute viene prima di tutto, perché continuare a esporre operai e studenti nei luoghi di lavoro e di studio al pericolo di morte? Non sarebbe stata forse una scelta migliore chiudere tutto molto prima, per il periodo necessario a ridimensionare la pandemia, e garantire nel contempo un reddito per ogni cittadino?
Insomma, oggi ci viene propinato tutto è il contrario di tutto, ma nonostante questa confusione di fondo, una cosa deve continuare a restare viva nei nostri cuori: vogliamo sì continuare a fare cultura, vogliamo sì continuare a fare musica… ma non tra le macerie di un Paese devastato da scelte scellerate.

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