Storie di Donne

Storie di Donne #1: Janis Joplin


“È difficile essere liberi, ma quando funziona ne vale la pena!”

Siete pronti? Vi porto con me in un viaggio attraverso gli anni Sessanta, per rivivere la vita di un’artista inimitabile, considerata una delle migliori interpreti bianche della storia del rock e del blues; con la sua voce straziante e appassionata, a volte furiosa, altre piena di tenerezza e malinconia, era capace di incantare e trascinare il pubblico come nessun’altra. Diamo il benvenuto, ad inaugurare “Storie di Donne”, all’indomabile Janis Joplin.

Janis Lyn Joplin, una bella bambina bionda, sorridente e dal viso spensierato, nasce in una famiglia della piccola borghesia texana a Port Arthur nel 1943. Purtroppo, pochi anni più tardi, la ritroviamo con un volto inquieto e invaso dall’acne, insieme ad un corpo in sovrappeso, condizioni che segnano il suo carattere rendendola spesso acida e scontrosa.
Oltre alla musica, come molti altri artisti, ama molto disegnare: fin da piccola, questa passione per il disegno, è il suo più grande interesse.
Con l’adolescenza inizia ad appassionarsi al canto e si avvicina al blues, muovendo i suoi primi passi nel coro cittadino. In quel tempo, Janis è una ragazzina piena di complessi; a scuola è snobbata, oggi diremmo “bulizzata” da tutti, specialmente dai ragazzi per il suo aspetto: di certo, questi non fanno la fila per uscire con lei.
È proprio nella musica, che a 17 anni trova le ragioni del suo riscatto e abbandona Port Arthur, per seguire il suo sogno di diventare una cantante.
Viaggia per il Paese, conosce la filosofia On the road e il mondo dei beat, dove l’apparire non ha importanza e quello che conta è avere qualcosa da dire e dirlo più forte degli altri.
Affascinata da questo nuovo mondo, apparentemente perfetto, l’alcol e le droghe entrano prepotentemente a far parte della sua esistenza, come mezzo illusorio per espandere e allargare lo stato di coscienza; l’inquietudine e la trasgressione, insieme alla perenne insoddisfazione, dominano la sua vita fino alla fine.
Nel 1964 insieme a Jorma Kaukonen, futuro chitarrista dei Jefferson Airplane, registra alcuni standard blues in un bootleg dal titolo The Typewritter Tape e poco più tardi, decide di tornare a studiare.
Si era già diplomata con buoni voti nel 1960 e, in seguito, si era iscritta all’Università del Texas di Austin senza però completare gli studi.
Nel 1965 frequenta la facoltà di Scienze Sociali all’Università di Houston, conseguendo il massimo dei voti nelle prove d’esame, per poi tornare in Texas nel 1966, dove il suo amico Chet Helms, le propone di diventare la nuova vocalist femminile della Big Brother and The Holding Company.
La fusione tra questa band, di matrice blues con venature rock e psichedeliche, con la voce “abrasiva” di Janis, è un vero successo. Nel 1967 partecipano al Festival di Monterey dando vita ad una performance trionfale; ma l’unione con questa band dura ben poco per il suo carattere troppo indipendente.
Due anni più tardi, Janis intraprende la carriera da solista e sceglie come gruppo d’accompagnamento la Kosmic Blues Band; nel 1969 a Woodstock, con la sua voce roca e la sua sensibilità artistica, segna per sempre la storia della musica.
Il 4 ottobre del 1970, Janis muore in una stanza del Landmark Hotel di Hollywood, stroncata da un’overdose di eroina. Il suo corpo è cremato e le sue ceneri disperse nell’Oceano Pacifico.

Janis, spesso pervasa da una solitudine interiore, non era solo una grande voce; aveva appena 27 anni, ma possedeva una forza titanica contro ogni tipo di discriminazione e nel rivendicare la parità di diritti per tutti: tra bianchi e neri, tra uomo e donna.

Prima di lasciarci per sempre Janis, insieme al suo nuovo gruppo i Full-Tilt Boogie Band, ha dato vita a Pearl, un album di straordinaria bellezza, pubblicato tre mesi dopo la sua scomparsa.
Oltre a Pearl, troviamo nella sua discografia: Big Brother and the Holding Company del 1967, Cheap Thrills del 1968, I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama! del 1969 e numerose raccolte di esibizioni dal vivo e Greatest hits.

Il mio augurio è quello di essere riuscita ad incuriosirvi e a spingervi ad approfondire la vita e le opere di questa grande artista. Voglio salutarvi citando una delle sue frasi più significative: “È difficile essere liberi, ma quando funziona ne vale la pena!”. Quando penso a Janis Joplin, è così che voglio ricordarla: libera.

Il brano di cui vi propongo la traduzione italiana è Piece Of My Heart. Scritto nel 1967 da Jerry Ragovoy e Bert Berns, per Emma Franklin sorella di Aretha, diventerà un successo solo nel 1968, grazie all’interpretazione in chiave rock di Janis.

PEZZO DEL MIO CUORE | Janis Joplin

Oh, muoviti, muoviti, muoviti, muoviti!
Non ti ho fatto sentire come se fossi l’unico uomo – si l’ho fatto!
Non ti ho dato ogni cosa che una donna ti potesse dare?
Dolcezza, lo sai, l’ho fatto!

E ogni volta che dico a me stessa beh, ora ne ho avuto abbastanza
Ti dimostro, bambino, che una donna può essere dura.
Voglio che ti muovi, muoviti, muoviti, muoviti
E prendi, Prendi!
Prendi un altro piccolo pezzo del mio cuore, bambino!
Oh, oh, rompilo!
Rompi un altro po il mio cuore, tesoro, si.
Oh, oh, tienilo!
Tieni un altro piccolo pezzo del mio cuore, bambino,
Lo sai, puoi averlo se ti fa sentire meglio,
Oh, si certamente.

Sei li sulla strada sei splendido,
E bambino nel profondo del tuo cuore sai che questo non è giusto,
Mai, mai, mai, mai, mai, mai, mai mi hai sentito quando di notte ho pianto,
Bambino, ho pianto tutte le volte!
E ogni volta mi dicevo che, beh non posso sopportare questa sofferenza
Ma quando tu mi tieni fra le tue braccia, voglio cantare ancora.
Ho bisogno di te, vieni, vieni, vieni, vieni e prendi,
Prendilo!
Prendi un altro piccolo pezzo del mio cuore, bambino!
Oh, oh, rompi!
Rompi un altro poco il mio cuore, tesoro, si, vieni.
Oh, oh Tienilo!
Tieni un altro piccolo pezzo del mio cuore, bambino
Lo sai puoi averlo – whoah!

Condividi l'articolo!

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *